Matese e Giro d'Italia: in sicurezza col Cnsas Il Soccorso Alpino molisano in prima linea per garantire la sicurezza dei partecipanti a "Vivere e far vivere il Matese" in programma a Roccamandolfi e alle tappe regionali del Giro d'Italia
Venerdi 11 Maggio 2012 - Dal territorio -
Il Servizio regionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino ed il Comando del Corpo Forestale di Roccamandolfi garantiranno la sicurezza dei partecipanti alla manifestazione "Vivere e far Vivere il Matese", organizzata dall'Associazione Turistica "Pro-Loco" a Roccamandolfi, in svolgimento domenica. Una presenza, quella del Soccorso Alpino regionale molisano, già apprezzata lo scorso anno per efficienza e professionalità. La giornata prevede una serie di attività all'aria aperta non prive di rischi (escursionismo a piedi , a cavallo, in mountain bike, canyoning nella forra del torrente Callora e rampicata). La manifestazione si concluderà con la visione di filmati e foto, che evidenzieranno le bellezze paesaggistiche del Matese ed i momenti particolari della giornata; inoltre, da parte delle piccole aziende locali sarà offerta una degustazione dei prodotti tipici di questa montagna.
Molte le Associazioni che hanno aderito all'iniziativa: Cai Molise, Centro Ippico Samarcanda, Campo Base, Sessan Bike, Vivere l'Appennino Centrale, Associazione Malatesta, Orizzonti Verticali, Vivi Rocca). Si prevede, quindi, un congruo numero di partecipanti. La manifestazione, che inizierà alle 9.00 con il raduno dei diversi gruppi di interesse, proseguirà per tutta la mattinata con escursioni guidate tra sentieri suggestivi e scorci paesaggistici mozzafiato. Per gli amanti dell'escursione a piedi, l'organizzazione ha pensato a tre itinerari, uno dei quali meno impegnativo e più turistico, ma altrettanto suggestivo, che prevede l'ascesa all'incantevole "Belvedere Don Stefano", il trasferimento al Castello attraverso il "Sentiero dei Briganti" e la visita guidata al centro storico.
Il soccorso alpino molisano sarà impegnato anche durante le tappe in regione del Giro d'Italia. Il CNSAS nazionale parteciperà al Giro D'Italia 2012, assieme ai vari Servizi regionali, presenti nei territori dove si snoda il percorso. La collaborazione di questi ultimi, infatti, viene ritenuta di fondamentale importanza in eventuali interventi di soccorso, come già si è visto nella scorsa edizione. Il 13 maggio 2012, anche il Servizio Regionale Molisano del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico affiancherà le unità di soccorso disposte dal CNSAS nazionale nella tappa Sulmona - Lago Laceno ( 229 km), che prevede il passaggio della carovana rosa sul Piano delle Cinque Miglia ed al Valico del Macerone. Le risorse impiegate dal CNSAS durante tutta la gara ciclistica sono composte da tecnici ed automezzi sia al seguito della gara sia dislocati sul percorso. La composizione del numero di tecnici e di automezzi al seguito della competizione varierà a seconda delle tappe: le tappe di pianura vedranno la presenza di un furgone con tre tecnici e un sanitario; nelle tappe di montagna, saranno due fuoristrada con 7 tecnici ed un sanitario a seguire la corsa, mentre il furgone svolgerà la funzione di appoggio. Complessivamente, l'entità numerica massima degli equipaggi sarà di nove persone, otto sui fuoristrada ed uno sul furgone. Il Servizio Regionale CNSAS Molise affiancherà al già nutrito equipaggio al seguito di tutta la gara circa 10 uomini, dislocati in vari punti strategici, come la lunga e rischiosa discesa del Macerone.
Isernia: la Provincia rassicura: la nube non è pericolosa All'allarme lanciato da un sito web locale circa la pericolosità della nube sprigionatasi a seguito dell'enorme incendio alla Ilside di Caserta, la Provincia di Isernia ha risposto con una breve nota di rassicurazione
Martedi 24 Aprile 2012
In merito all'allarme di una nube tossica partita dalla provincia di Caserta che sarebbe "spinta verso l'Area del Matese con possibili rischi e pericoli per l'ambiente e le popolazioni" lanciato dal portale ‘Alto Casertano - Matesino', il Presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto ha chiesto delucidazione al Settore Ambiente della Provincia di Caserta per la valutazione tempestiva dei possibili rischi e pericoli per l'ecosistema e per la popolazione". Così recita un comunicato stampa delle ore 14 diffuso oggi dalla provincia di Isernia.
La comunicazione si riferisce alle conseguenze dell'incendio sviluppatosi otto giorni fa a Bellona, in provincia di Caserta, alla Ilside, azienda di trattamento e smaltimento rifiuti misti. I materiali (stimati in circa 4500 tonnellate), hanno bruciato per giorni, sviluppando fiamme altissime e facendo temere il disastro ambientale, tanto che, a titolo precauzionale, erano state evacuate 30 famiglie della zona ed era stata emessa un'ordinananza che vietava la raccolta e il consumo di frutta e verdura coltivate in zona, la lavorazione e l'aratura dei terreni ed il pascolo entro un km dall'incendio.
"Il responsabile, Ing. Paolo Madonna - prosegue il comunicato della Provincia di Isernia - ha fatto sapere che la paventata nube tossica da diossina generatasi da un rogo nel casertano, è inerente un incendio che si è sviluppato una settimana fa nei presi di Bellona (CE) e che riguarda solo cartoni, per cui non si è corso alcun pericolo e, ad oggi, l'incendio è del tutto estinto".
Commissione Grandi Rischi: Gabrielli teste al processo Il Capo Dipartimento presente ieri a L'Aquila come teste di difesa nel processo contro la Commissione Grandi rischi che si riunì pochi giorni prima del terremoto del 2009. " La pianificazione spetta ai Comuni e alla Provincia mentre la regia spetta alle Regioni. I piani devono esistere, essere effettivi ed essere conosciuti".
Giovedi 19 Aprile 2012
Ieri il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli è stato chiamato a L'Aquila come teste nel processo in corso contro i sette componenti la Commissione Grandi Rischi, accusati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose, in relazione alla riunione che tenne nel capoluogo abruzzese appena una settimana prima del terremoto del 6 aprile 2009, che provocò la morte di 309 persone. La Commissione fornì - secondo l'accusa -notizie rassicuranti sull'evoluzione dello sciame sismico in atto da mesi nel territorio abruzzese, per questo il processo vede imputati tutti i sette membri della commissione: Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce.
Gabrielli, chiamato come test della difesa, ha parlato sia del ruolo dell'informazione, al centro dell'interrogatorio, sia della situazione della Protezione Civile: "La veicolazione dell'informazione produce non effetti certi ma certi effetti'' ha detto riferendosi al terremoto ma anche alla vicenda della Concordia ed alle ripetute scosse nel Pollino, in Calabria. L'ex prefetto de L'Aquila ha poi sottolineato la necessità che ogni comune possieda, applichi e diffonda un piano di Protezione Civile: "In Italia la maggior parte dei comuni non dispone di un piano di protezione civile. In sede di riforma del Dipartimento della Protezione Civile, in discussione, ho chiesto di sanare questo aspetto dando al Dipartimento la possibilità di interagire, ma al momento non è possibile. La pianificazione spetta ai Comuni e alla Provincia mentre la regia spetta alle Regioni. I piani devono esistere, essere effettivi ed essere conosciuti".
Davanti al giudice, Marco Billi, ha sottolineato che ''non ci sono strumenti e neanche la possibilità di incidere effettivamente; non posso dire ai Vigli del fuoco di andare sul Pollino per intensificare la prevenzione dello sciame sismico se poi devo gestire anche le alluvioni in tutta Italia e gli uomini sono sempre quelli''. Troppe emergenze e situazioni critiche per un personale insufficiente. Gabrielli ha poi posto l'attenzione sul ruolo che devono avere i sindaci che sono " l'unica autorità di protezione civile'' e che conoscono profondamente il proprio il territorio: "io da Roma come posso sapere quali sono gli edifici con criticità?"
Per quanto riguarda il caso de L'aquila, nel 2009 secondo Gabrielli ''il Dipartimento ha messo a disposizione una conoscenza scientifica'' ma che ''si carica di significati ulteriori rispetto ai flussi informativi dei centri di competenza''. La Commissione ''doveva fornire un contributo se fosse possibile prevedere questa scossa, se il territorio aquilano presentava rischi sismici''. E il Capo Dipartimento, dati alla mano, ha riferito che da novembre 2010 ad oggi in Italia sono state registrate 17.901 scosse di terremoto e da quando Gabrielli ha rilevato Bertolaso alla guida del Dipartimento, a fine 2010 allo scorso 31 marzo scorso, le scosse all'Aquila sono state circa 250''.
Riforma, intervista a Gabrielli "La delega al Viminale è un falso problema" Al termina degli Stati Generali del Volontariato di Protezione Civile, il Capo Dipartimento esprime la propria posizione riguardo l'ipotesi di riforma della Protezione Civile
Lunedi 16 Aprile 2012
"La delega al Ministero dell'Interno è un falso problema, e mi preoccupa il fatto che lo si carichi di significati particolari. Già oggi il presidente del Consiglio potrebbe delegare". Così il Capo Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli commenta l'ipotesi della riforma della Protezione civile in discussione in questi giorni. Nell'intervista, registrata al termine degli Stati Generali del Volontariato, tenutisi a Roma lo scorso fine settimana, Gabrielli fa il punto sul testo presentato dal Governo, esprimendo inoltre il proprio l'apprezzamento per l'impegno dei volontari e lo svolgimento dei lavori agli Stati Generali.
Gli Stati Generali del Volontariato di Protezione CivileTra il 13 e il 15 aprile si svolgono a Roma, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Roma Tre, gli Stati Generali del Volontariato di Protezione Civile.
L’appuntamento è una tappa importante del percorso intrapreso da volontariato e istituzioni per discutere, in un contesto ampio e partecipato, i grandi temi che interrogano chi si occupa di cittadinanza attiva.
Ad incontrarsi sono i rappresentanti di organizzazioni nazionali, associazioni locali e gruppi comunali: diverse espressioni e articolazioni del mondo del volontariato, straordinaria realtà del nostro Paese. In particolare partecipano ai lavori circa 250 delegati che si confrontano su “valori, rappresentanza, ruoli e risorse”, gli argomenti oggetto dell’incontro. Vista l’importanza di un confronto partecipato e attivo su questi temi, il Dipartimento ha realizzato una consultazione on line, chiusa il 10 aprile. I contributi ricevuti, pubblicati su questo sito, vengono consegnati ai delegati durante le giornate di lavoro.
Gli Stati Generali del 2012 si realizzano 12 anni dall’ultima Conferenza nazionale del volontariato di protezione civile, tenutasi a Orvieto nel marzo 2000, e a 11 anni dall’emanazione del Regolamento sulla partecipazione delle organizzazioni di volontariato nelle attività di protezione civile (Dpr 194/2001).
L’incontro si tiene inoltre in occasione del ventesimo anniversario della nascita Servizio Nazionale di Protezione Civile e del trentennale del Dipartimento, e consente una riflessione generale sul ruolo del volontariato e sui suoi cambiamenti nell’ambito del sistema di protezione civile in Italia. L'iniziativa ha inoltre ricevuto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Le tre giornate. Il 13 aprile è la giornata di apertura dell’iniziativa che ha luogo alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dei vertici delle componenti e strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione Civile. La data del 14 aprile è interamente dedicata agli “addetti ai lavori” che affrontano i temi suddivisi in quattro gruppi di studio. Gli Stati Generali si concludono domenica 15 con la presentazione degli esiti dei lavori.
I contributi dei volontari alla discussione
Pubblichiamo i contributi che i volontari hanno avuto la possibilità di lasciare su uno o più documenti preparatori agli Stati Generali ( ci sono anche le nostre....), utilizzando il modulo pubblicato su questo sito. La consultazione si è chiusa il 10 aprile. I temi oggetto del’incontro e su cui i volontari si sono espressi sono “valori, rappresentanza, ruoli e risorse”.
L'Aquila tre anni dopo il terremoto, il dolore e lo sguardo al futuro Dopo il terremoto la città, le 64 frazioni e i borghi del circondario furono evacuati e le abitazioni dichiarate inagibili. In tre anni si sono stati fatti solo puntellamenti costati solo all'Aquila 250 milioni di euro. E 33.000 persone sono ancora fuori dalle case che abitavano all'inizio di aprile del 2009 di Giustino Parisse L'AQUILA. Il terzo anniversario del terremoto del sei aprile del 2009 (309 vittime, 2000 feriti, decine di centri storici - 56 per la precisione - distrutti o semidistrutti fra cui quello dell'Aquila che è fra i più grandi d'Italia) ha riacceso i riflettori della stampa nazionale e internazionale sul capoluogo d'Abruzzo e sulle sue recenti disgrazie (sia quelle del sisma che del post sisma). Tanti colleghi hanno chiesto, anche alla redazione dell'Aquila del Centro, lumi su una situazione che appare ingarbugliata, labirintica, ai limiti dell'assurdo.
Per cercare di capire lo stato dell'arte non si può fare a meno di partire da una semplificazione che è questa: dopo il terremoto tutta la città, le sue 64 frazioni e i borghi del circondario furono evacuati e le abitazioni dichiarate inagibili. Centomila sfollati trovarono rifugio in 170 tendopoli, negli alberghi della costa abruzzese, in affitti concordati, in autonoma sistemazione. Gli edifici, a seconda della gravità del danno furono classificati A (danni lievissimi), B e C (edifici temporaneamente o parzialmente inagibili), E (inagibili che richiedono interventi strutturali o addirittura ricostruzione ex novo come accadrà in tantissimi casi nei centri storici).
Dopo tre anni (i dati sono riferiti al solo comune dell'Aquila) le 7615 case A hanno avuto il contributo (10.000 euro per un totale di oltre 70 milioni) servito più che altro a ridipingere le facciate. Le case B e C stimate in oltre 9.000 sono state in gran parte ristrutturate (il contributo massimo ad appartamento era di 80.000 euro e finora il totale concesso è di circa 500 milioni). Per quanto riguarda le case E va fatta una distinzione fra quelle della periferia cittadina (la stima parla di circa 9.000 pratiche) e quelle del centro storico del capoluogo (qui si può fare solo una ipotesi perché le pratiche sono tutte ancora da presentare) che potrebbero essere più di 15.000. A questi numeri vanno aggiunti quelli degli edifici dei centri storici nei Comuni del cratere: per le case E il dato potrebbe essere simile a quello dell'Aquila. E nei borghi minori c'è anche qualche sorpresa.
Dopo il sisma la stampa nazionale esaltò il caso di Santo Stefano di Sessanio come esempio di paese ben consolidato e che non avrebbe avuto danni gravi. Oggi si scopre che nonostante a Santo Stefano la forza del sisma giunse attenuata rispetto alla conca aquilana, il Comune nel piano di ricostruzione parla di 260 abitazioni inagibili di cui ben 190 classificate E, quindi con gravi danni strutturali. Siccome Santo Stefano, come è noto, non è una metropoli o all'epoca fu tutta propaganda (cosa molto probabile) o nel piano di ricostruzione c'è qualcosa che non va (cosa meno probabile).
Quindi tornando al Comune dell'Aquila, oggi la situazione relativa alle case E è la seguente: entro il 31 agosto, come stabilisce l'ultima ordinanza (firmata da Monti) le pratiche degli edifici classificati E della periferia (9.000) dovrebbero essere approvate e quindi, in autunno e nella primavera 2013, i cantieri (magari non tutti insieme) dovrebbero avviarsi.
Il blocco totale riguarda invece il centro storico dell'Aquila, delle frazioni e degli altri borghi. In tre anni si sono fatti solo puntellamenti (alcuni dei quali da rivedere) che per L'Aquila sono costati circa 250 milioni di euro.
Colpa anche di una polemica politico-istituzionale sulla necessità dei piani di ricostruzione. Il Comune li riteneva inutili e puntava ad avviare subito i cantieri avendo come riferimento il piano regolatore della città che risale al 1975. Il commissario Chiodi e il suo braccio destro Gaetano Fontana invece li chiedevano «così come previsto dalla legge». Un tira e molla che si è concluso a febbraio 2012 quando il Comune dell'Aquila ha presentato il suo piano come hanno fatto altri Comuni "minori". Ora però è di nuovo tutto fermo. Infatti i piani di ricostruzione hanno bisogno dell'intesa del commissario, cosa che dovrebbe avvenire entro giugno, quando Chiodi dovrebbe lasciare l'incarico e la struttura da lui guidata chiudere.
Intanto 33.000 persone dopo 3 anni sono ancora fuori dalle case che abitavano all'inizio di aprile del 2009.