Che fine farà la Protezione Civile? La Protezione Civile "oggi come oggi è inutile" dice il Capo Dipartimento Gabrielli. L'intervento della stessa non è più nell'immediato, ma dipende dal via libero dello Stato in base ai finanziamenti che le si possono garantire a priori.
Mercoledi 25 Gennaio 2012
"La Protezione Civile interventista, tuttofare, con poteri straordinari per gestire le emergenze, non esiste più. Scordatevela" ha detto il Capo del Dipartimento di Protezione Civile Franco Gabrielli a "il Giornale".
La Protezione Civile infatti, con la legge 10 del 2011, si ritrova con le mani legate: non può più agire nell'immediato al presentarsi dell'emergenza, ma, prima di potersi muovere, deve sapere se il suo intervento sarà coperto economicamente dallo Stato e aspettare da esso un via libera. Questo è il guinzaglio burocratico imposto al sistema nazionale di Protezione Civile. La stessa ha sempre potuto agire nell'immediato delle calamità, delle emergenze, assicurando un intervento di volontari ben formati e preparati a gestire le situazioni e apportando un sistema di coordinamento delle operazioni in grado di organizzare la catena dei soccorsi. "Ridateci i poteri di prima, - sottolinea Gabrielli - metteteci in grado di agire direttamente e senza condizionamenti per salvare vite umane". Perché è di ciò che si tratta: salvare vite umane, e non solo. "Questa struttura, oggi come oggi, è inutile" afferma sempre Gabrielli. Nell'emergenza il fattore tempo è fondamentale. Si sa. Si sappia anche che il recente naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio ha visto l'assenza di un coordinamento immediato dei soccorsi, e la presenza di una piccola realtà locale di Protezione Civile al momento dell'emergenza. Ma dov'era la realtà nazionale? Una situazione del genere aveva bisogno di un'immediata attivazione della Protezione Civile: perché solo quella locale è intervenuta? Presto detto: la Protezione Civile nazionale ha dovuto aspettare il via libera. Durante il naufragio "non sono potuto intervenire con la celerità di un tempo - dice molto chiaramente Gabrielli - perché non avevo la certezza che un nostro intervento potesse essere coperto. Prima le ordinanze erano firmate in tempo reale". E "per fortuna che il territorio del Giglio è di un Comune che ha consapevolezza e strutture di Protezione Civile all'altezza - ha scritto Guido Bertolaso in una lettera dai toni infuocati al Corriere della Sera - Il sindaco ha potuto fare bene e subito". Ma se questa fortuna non fosse stata sufficiente? Se la tragedia fosse avvenuta in mare aperto e non a 100 metri dalla costa, dove la giurisdizione non sarebbe più spettata al sindaco dell'Isola, "non sarebbe stato possibile mettere in sinergia competenze e capacità che fanno capo a soggetti molto diversi tra loro", riporta fermamente Bertolaso, ex capo del Dipartimento di Protezione Civile. Questo "perché è stato «commissariato» il Dipartimento di Protezione Civile, perché si pensa - prosegue nella sua denuncia Bertolaso - che non sia indispensabile un effettivo coordinamento e nessuno ritiene più utile metterci la faccia.[...] Chi c'era al Giglio per decidere immediatamente integrando le competenze dei Vigili del Fuoco con quelle di altre strutture dello Stato? Nessuno".
Ecco, la tragedia del Giglio è un esempio di quello che mancherà nei soccorsi immediati per le emergenze e le calamità naturali se la Protezione Civile non potrà vedere sciolto qualche laccio: il coordinamento immediato. Non scordiamoci che in Italia, oltre ai disastri causati per mano umana, il rischio di disastri naturali è all'ordine del giorno, basti pensare alle alluvioni in Liguria e Toscana di ottobre 2011. Possiamo permetterci di avere un sistema di Protezione Civile assente al presentarsi dell'emergenza? "Se il problema è che con il Dipartimento di mezzo i vari comandanti, autorità di ogni ordine e grado vengono privati del loro quarto d'ora di celebrità, - conclude quasi sarcasticamente Bertolaso - allora che si trovi una soluzione che preveda all'inizio di ogni emergenza l'estrazione a sorte di un portavoce che cambia ogni tre giorni, per far posto a tutti". Ma che qualcuno che coordina ci sia.
Al Giglio sappiamo che dopo una settimana la Protezione Civile è stata ufficialmente chiamata ad agire attraverso la nomina di Franco Gabrielli come commissario straordinario dell'emergenza. Perché ci è voluta una settimana? Ma prima le vengono applicati dei freni, poi la si mette a capo delle operazioni: come la si vuole questa Protezione Civile? Qualcosa non torna. Che, effettivamente come dice Bertolaso, qualcuno debba passare sotto i riflettori mediatici nella fase acuta delle emergenze, a discapito di un intervento ben coordinato a tutela della popolazione, per poi lasciare spazio "secondariamente" alla Protezione Civile?
Forse è solo una domanda provocatoria, ma non è chiaro che fine farà la Protezione Civile e perché stia accadendo tutto ciò. Noi riteniamo che il Dipartimento di Protezione Civile abbia sempre offerto un servizio fondamentale alla popolazione anche perchè immediato e privo di lacci burocratici. Sia chiaro: nel totale rispetto della legge. E la celerità e la liberta di azione a tutela delle vite umane e dell'ambiente è cosa di non poco conto.
Sarah Murru/AM
Di seguito riporto anche dei commenti all'articolo.
Alberto Leonardi - Giovedi 26 Gennaio 2012 Mi dispiace smentirvi, ma nella tragedia del Giglio il coordinamento ha funzionato, il soggetto regista c'era ed ha ben diretto i soccorsi in generale. Questa è la dimostrazione che la Macchina denominata Protezione civile è solo una scatola vuota. Una invenzione tutta italiana per catturare voti. I volontari servono, ma devono avere funzioni logistiche e di supporto, non operative. La missione Arcobaleno docet, o ce ne siamo già dimenticati!! Lo Stato ed i suoi uomini possono essere una risposta....e nel caso di Nave Concordia,hanno risposto " presenti "!!
Ezio Sabatini - Giovedi 26 Gennaio 2012 Inutile dibattere! Quando si parla di Protezione Civile occorre sempre ascoltare quello che dice Giuseppe Zamberletti. L'anno scorso in un incontro pubblico a Lucca l'Onorevole fu chiaro. Storicamente la Protezione Civile vive il proprio perimetro ad assetto variabile nel tempo. Quando l'ambiente (a livello personale ci metto dentro anche l'opinione pubblica) percepisce come troppo invasiva questa realtà ci si opera per ridurne il campo di interesse e le capacità operative.
Invece si sbagliano, perche' la scelta di una Protezione Civile non come FUNZIONE ma come SISTEMA è frutto di una visione incredibilmente avanzata e profetica da parte del legislatore. In giro per il mondo termini come interforze, Joint, messa a sistema, fare rete etc etc sono parole d'ordine in tutti i settori sia del pubblico che del privato.
Rivoltiamo la frittata. Chiediamoci invece a chi giova che il Sistema si inceppi, non sia più tempestivo, flessibile, efficace, efficente come nel recente passato. Evitiamo quindi larghi passi indietro, perche' dall'alluvione di Firenze del 1966 di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta.
Massimo Lanfranco - Giovedi 26 Gennaio 2012 Vorrei approfittare del vostro articolo per alcune puntualizzazioni che ritengo importanti, non solo per il futuro della protezione civile in generale (intesa con organizzazione sinergica), ma anche per richiamare l'attenzione sui due interventi citati nell'articolo. Innanzi tutto bisogna ricordare che "protezione civile" non è il DPC. O meglio. Il DPC è parte della protezione civile ma, prima di lui dovrebbero intervenire, nell'ordine, comune - provincia - regione oppure sindaco - prefetto. Quindi la prima domanda: dov'erano provincia e regione visto che, chiaramente, la crisi non era affrontabile dal singolo comune del Giglio? Ed ecco il secondo problema della protezione civile in Italia: il COMANDO EFFETTIVO. Incertezza che tra l'altro poteva e doveva essere affrontato dall'ex capo della Protezione civile che, nella lettera inviata al Corriera della Sera, lamenta l'assenza di COORDINAMENTO. Gli stessi problemi si sono manifestati durante i recenti eventi alluvionali a la Spezia - Genova. Le proposte, su cui iniziare una seria discussione (vista anche la prossima "cancellazione" delle province), devono quindi affrontare i seguenti argomenti: 1. Dare finalmente un ruolo significativo alle regioni, superando il dualismo con i prefetti. 2. Creare un serio sistema di comando sul luogo di evento (il modello ICS - sistema di comando d'incidente rappresenta sicuramente un modello - vedi http://www.fema.gov/emergency/nims/IncidentCommandSystem.shtm). 3. Sciogliere il dualismo DPC - Ministero dell'Interno (sciogliere il DPC? trasferire i VVF alle regioni? Ritornare all'idea di Agenzia?).
@Vincenzo: I volontari non sono mai in discussione, ma non compete a loro né l'organizzazione né il comando. Che sono ciò che manca in Italia.
Vincenzo Festa - Giovedi 26 Gennaio 2012 Concordo pienamente con quanto espresso dal dr. Gabrielli. E meno male che qualcosa funziona nel mondo del volontariato. Verrebeb quasi da entrare in sciopero con mezzi ed uomini, ma come al solito, chi ha una coscienza civile e la volontà di aiutare gli altri, con la mano sul cuore e l'altra pure, interviene. Quali soluzioni? Un tariffario, per cui, in caso di ... E con questa gravità ... Il supporto economico è di ... Chiaro che questa mia è una provocazione. Assurdo dare il comando a distanza di una settimana. Occorre sapere bene che i "clleghi" volontari sono li per salvare vite. La velocità di intervento è essenziale. I primi dieci minuti sono vitali. Sempre. Intervenirre a distanza di tempo affievola le speranze di ritrovare vivi qualcuno. Altra provocazione: E se partissero denunce per chi impedisce alla Protezione Civile di intervenire per tempo? Fa bene, dunque, il dr. Gabrielli, a protestare. La vita umana, a noi volontari, ci è sacra, e nei nostri interventi vogliamo sarlvare il maggior numero di vite umane. Se ne perdiamo qualcuna, ci sentiamo sconfitti dentro, e sentirci sconfitti dentro per colpa della burocrazia, ci brucia ancora di più. Una vita è una vita. Vincenzo
Bertolaso a La7: "Le case crollate all'Aquila non sono state una mia responsabilità"
...Torna a parlare in tv Guido Bertolaso negli studi di Man di Alessandro Piroso su La7. Un Bertolaso a tutto campo in quel ruolo che lui stesso si vuole attribuire, il pensionato.
Piroso, ovviamente, non sottrae l'ospite dall'ascoltare insieme l'ultima intercettazione sulla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, solo una settimana prima del terribile terremoto aquilano. L'ex Capo della Protezione Civile non si sottrae al confronto e lancia immediatamente una stoccata a Istituzioni locali e costruttori: "Non era responsabilità mia costruire a norma quelle case che sono crollate con il terremoto dell'Aquila".
Poi continua a parlare: "Facilmente si cerca il capro espiatorio, io sono 10 anni che dico che lo sciame permette di rilasciare energia lentamente e scongiura la possibilità di eventi più disastrosi, ma prima dell'Aquila nessuno mi ha detto che sbagliavo. Io - aggiunge - all'Aquila, al processo alla commissione Grandi Rischi vado come testimone, certo mi aspetto un bel comitato di accoglienza dei comitati aquilani".
Poi prosegue: "Ho sbagliato a far convocare la commissione prima, non era un mio obbligo, ma l'ho fatto per calmare la gente, non potevamo mica continuare a far parlare personaggi che ogni giorno dicevano che ci sarebbe stata una forte scossa a Sulmona, poi a L'Aquila, poi a Pescara, non potevamo mica evacuare tutto l'Abruzzo per tre o quattro mesi!".
E poi conclude: "I terremoti non si possono prevedere, ma quello che avevo previsto è che tutta la popolarità che avevo mi ha portato dove sono adesso ed è questo il conto che pago. Io avevo chiesto di andare in pensione già a marzo del 2009, poi con il terremoto aquilano sono rimasto, oggi vorrei, però, fare solo il pensionato".
Intanto si apprende che la procura dell'Aquila ha deciso di acquisire agli atti del Processo la sua intercettazione con l'Assessore Daniela Stati. Gli aquilani aspettano Bertolaso per un ritorno molto amaro in città l'8 febbraio giorno nel quale dovrà testimoniare nell'aula del Tribunale di Bazzano.
Cnsas, assicurare i volontari Recuperati 250mila euro Accolto l'emendamento dell'On. Quartiani: i 7500 volontari del Soccorso Alpino e Speleologico saranno dotati dell'assicurazione necessaria per operare
Venerdi 20 Gennaio 2012
È stato accolto l'emendamento dell'On. Erminio Quartiani, Presidente onorario del Gruppo Amici della Montagna del Parlamento Italiano, in favore del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del CAI: grazie a ciò saranno recuperati 250mila euro per far fronte al pagamento dell'assicurazione dei volontari del Soccorso Alpino e Speleologico, che svolgono un servizio universale previsto dalla legge, che i tagli delle manovre dell'estate scorsa stanno compromettendo a discapito della sicurezza in montagna.
Già l'altro ieri, la Commissione Attività Produttive della Camera aveva scritto nel parere sul decreto "proroghe termini" la necessità di risolvere il problema del reperimento delle risorse per dotare i 7500 soccorritori volontari dell'assicurazione necessaria per operare; cosa impossibile da fare dopo i tagli (di oltre il 70%) delle ultime manovre. È positivo - si legge in una nota dell'On. Quartiani - che durante l'incontro avvenuto martedì 17 gennaio tra l'On. e il Ministro del Turismo Gnudi, quest'ultimo si sia impegnato a ripristinare i fondi che la Presidenza del Consiglio negli anni scorsi ha sempre garantito al CAI e al CNSAS per l'esercizio dei loro compiti istituzionali.
"Il Soccorso Alpino è una risorsa del Paese" - ha dichiarato Quartiani - "Senza assicurazione questi uomini non potrebbero uscire. Ma in quel caso, siccome il loro intervento è previsto dalla legge, si configurerebbe un'omissione di soccorso".
Telefonata Bertolaso-Stati: la rabbia della Pezzopane E' stato reso noto nei giorni scorsi il contenuto della telefonata intercorsa fra l'ex Capo Dipartimento Guido Bertolaso e l'allora neo assessore regionale alla protezione civile dell'Abruzzo Daniela Stati. L'indignazione dell'Assessore Stefania Pezzopane
Domenica 22 Gennaio 2012
E' tutto chiaramente ascoltabile nella registrazione dell'intercettazione telefonica (pubblicata sul sito di Repubblica), il contenuto della telefonata intercorsa fra l'ex Capo Dipartimento Guido Bertolaso e l'allora neo assessore regionale alla protezione civile dell'Abruzzo Daniela Stati.
Il 30 marzo 2009 Bertolaso telefona alla Stati per informarla che per il giorno dopo aveva organizzato una riunione della Commissione Grandi Rischi e le dice di mettersi d'accordo al riguardo con il suo vice Bernardo De Bernardinis, (ora imputato nel processo) per "fare una riunione domani all'Aquila su questa vicenda dello sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni eccetera". Bertolaso poi prosegue bacchettando la Stati per un comunicato stampa diffuso dalla Regione che rassicurava gli aquilani spaventati dopo la scossa di magnitudo 4 del 30 marzo "Devi dire ai tuoi di non fare comunicati dove non sono previste altre scosse di terremoto, non si dicono mai queste cose quando si parla di terremoti ... neanche sotto tortura... perché se tra due ore c'è una scossa di terremoto, che cosa dicono i tuoi? Il terremoto è un terreno minato, bisogna essere prudentissimi". "Io non vengo - prosegue Bertolaso riferendosi alla riunione - ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura, decidete voi a me non frega niente, di modo che è più un'operazione mediatica, hai capito?". "Loro che sono i massimi esperti di terremoto diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male, hai capito?". "Ora parla con De Bernardinis, decidete dove fare questa riunione domani poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione che non è perché siamo spaventati e preoccupati ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente e invece che parlare io e te facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia".
Come noto, i partecipanti a quel vertice del 31 marzo della commissione Grandi Rischi, organo consultivo della Presidenza del Consiglio, sono finiti sotto processo a l'Aquila con l'accusa di aver fornito false rassicurazioni, in merito al terremoto che il successivo 6 aprile 2009 causò la morte di 309 persone. Nel verbale (firmato postumo) della riunione del 31 marzo, Enzo Boschi (ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia INGV) dichiara che "non è possibile fare previsioni","la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore", "improbabile il rischio a breve di una forte scossa come quella del 1703", mentre Franco Barberi (presidente vicario della Commissione Grandi rischi) afferma : "non c'è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse a bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento" e Gian Michele Calvi (direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e) sostiene che "le registrazioni delle scosse sono caratterizzate da forti picchi di accelerazione, ma con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri, e perciò difficilmente in grado di produrre danni alle strutture".
Dopo la diffusione dei contenuti dell'intercettazione, Stefania Pezzopane, assessore al Comune dell'Aquila è incredula e indignata: ''L'ex capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, e l'assessore regionale alla Protezione civile dell'epoca, Daniela Stati, ovvero quelli che avrebbero dovuto informarci e proteggerci hanno invece camuffato la verità, occultando le nostre preoccupazioni per svolgere consapevolmente il ruolo di complici di una tragedia annunciata. Gente per la quale non era importante ciò che stava accadendo all'Aquila, quanto piuttosto far sembrare che era tutto sotto il loro controllo. Bugie, speculazioni e bieco cinismo sulla pelle degli aquilani''.
''Un pericolo iniziato da mesi e scaturito poi nella tragedia del 6 aprile, ridotto ad una mera operazione mediatica - ripete sconcertata la Pezzopane - Ma ci rendiamo conto? Sembra quasi che la sottovalutazione iniziale fosse congeniale ad un disegno diabolico di promozione della grandeur del Governo del fare. D'altronde, balza agli occhi la presenza dell'ing. Calvi, insieme membro tranquillizzatore della Commissione Grandi Rischi e promotore dello strapagato progetto CASE''. ''Vorrei sapere - continua l'Assessore - se al processo, quando si degnerà di comparire, Bertolaso avrà il coraggio di ripeterlo in faccia agli aquilani che la Commissione Grandi Rischi doveva solo tranquillizzare la gente, vale a dire mentire. Un'operazione di facciata costata la vita a 309 nostri concittadini''. Per la Pezzopane è ''un vero scandalo che una Commissione scientifica costituita da scienziati di fama internazionale, si sia prestata a certi giochetti, ben sapendo che la realtà era un'altra''. La Pezzopane inoltre, ricordando che il Comune dell'Aquila si è costituito parte civile nel processo contro la Grandi Rischi, si auspica che, specie alla luce di queste intercettazioni, Istituzioni e Governo facciano la stessa cosa, per dimostrare "il totale distacco da certi modi di fare ed una solidarietà sincera nei confronti delle vittime del terremoto dell'Aquila''.
Dopo questa telefonata, la magistratura indagherà su Guido Bertolaso, che il prossimo 8 febbraio è chiamato a comparire come teste nell'ambito del processo alla Commissione Grandi Rischi.
Il dpcm del 20 gennaio 2012 dichiara lo stato di emergenza nel territorio dell’Isola del Giglio dove è avvenuto l’incidente della nave Costa Concordia e l’opcm n. 3998 del 20 gennaio 2012 nomina il Capo Dipartimento della Protezione Civile Commissario Delegato. I provvedimenti sono in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Compiti del Commissario Delegato. Tra i suoi compiti, coordinare gli interventi per il superamento dell’emergenza, controllare l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica da parte dell’armatore, con il potere di sostituirsi al soggetto responsabile in caso di inadempienza, e verificare che la rimozione del relitto avvenga in sicurezza. A supporto delle attività del Commissario Delegato, è istituito un Comitato con funzioni consultive con il Sindaco del comune dell’Isola del Giglio, il Prefetto di Grosseto, e rappresentanti della Regione Toscana, dei Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e trasporti. Il Commissario si avvale, inoltre, di un Comitato tecnico – scientifico con esperti nei settori della tutela ambientale e del recupero navi appartenenti a diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della Protezione Civile.....CONTINUA..... Per continuare la lettura dell'articolo cliccare sul link sottostante http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_dossier.wp?contentId=DOS30319
Gabrielli: “Protezione civile ormai inutile” 19 gennaio 2012
ROMA. Franco Gabrielli, il successore di Guido Bertolaso al Dipartimento della Protezione civile, risponde con un’intervista a Il Giornale alle critiche sulla gestione dei soccorsi dopo il naufragio della Costa Concordia davanti all’isola del Giglio. “Non ne posso più -sbotta Gabrielli- delle accuse rivolte a una struttura un tempo eccezionale, super efficiente, e che oggi, così com’è, è bene che si sappia, non serve assolutamente a niente”. “Sono amico di Bertolaso -sottolinea Gabrielli nell’intervista- persona onesta e perbene. Non aspiro a essere ricordato come il miglior capo della Protezione civile, perché Bertolaso ha doti e capacità inarrivabili” ma “vi dico che questa struttura, oggi come oggi, è inutile”.
Poi rincara la dose: “la protezione civile interventista, tuttofare, con poteri straordinari per gestire le emergenze non esiste più. Scordatevela. Anche a seguito delle note vicende, è stata cancellata da una legge dello stato, la 10 del 2011, che l’ha imbrigliata in lacci e lacciuoli. Prima -aggiunge Gabrielli- c’era la possibilità di intervento immediato con la garanzia politica di una copertura immediata. Adesso, invece, se non c’è prima il concerto del ministero dell’Economia e se non arriva il visto preventivo della Corte dei conti, la Protezione civile non si muove”. (Fonte TMNews)
SMS bufala: "fuorvianti e pericolosi" Arriva dalla regione Toscana un invito alla cautela quando si ricevono sms che esortano a recarsi a donare sangue urgentemente: si rischia di intasare inutilmente i centri trasfusionali per emergenze che non esistono
Giovedi 19 Gennaio 2012
Una volta erano le 'catene': ti arrivava una lettera per posta in cui ti veniva chiesto di inviare una busta con soldi o francobolli a un certo numero di indirizzi riportati in calce, i quali avrebbero a loro volta fatto lo stesso con te, e tu di lì a poco tu avresti certamente ricevuto una grossa somma. Oppure le 'catene' erano di carattere pseudo-religioso, e puntavano dritto dritto alla paura o alla superstizione: in nome di qualche santo ti intimavano a a reinviare la missiva entro qualche giorno a un certo numero di persone, diversamente ti sarebbero successe chissà quali disgrazie.
Ora ne sorridiamo, nell'era di internet, degli smart phones, degli ipad, ecc, ma non ne siamo indenni, anzi, più siamo tecnologici e interattivi e più questa spazzatura ci sommerge. Non sempre le catene, o certi appelli accorati, sono nati con scopi truffaldini o burleschi, anzi, in alcuni casi è certo che siano effettivamente stati d'aiuto, ma il problema poi è che non si sa come farle smettere.
Ecco perché a distanza di 10 anni ancora girano sms come quello del "bimbo di 17 mesi necessita sangue gruppo B positivo per leucemia fulminante. Fai girare sms è urgente. Mi fido di te, inviala a tutti i tuoi numeri, è importantissimo. Nel testo compaiono anche un nome e un numero di cellulare". La segnalazione giunge dal Centro Regionale Sangue della regione Toscana, che fa sapere che "al numero in questione non risponde nessuno, il bambino citato nel messaggio è ormai grande, è stato trapiantato dieci anni fa, non ha mai avuto bisogno di sangue e sta bene. E che - spiega Simona Carli direttore del Centro Regionale Sangue - di sangue B positivo ne abbiamo addirittura in eccedenza".
La regione Toscana quindi ha emesso una nota in cui si invitano i cittadini a non rilanciare questi messaggi: "Sono scorretti, fuorvianti e pericolosi - dice l'assessore alla Sanità della regione Toscana Daniela Scaramuccia - e chiediamo ai cittadini che li ricevono di non rilanciarli. Il rischio è che in questo modo le persone affluiscano ai centri trasfusionali in maniera disordinata, creando solo confusione. Chi vuole fare un gesto di solidarietà, vada pure a donare, ma non in seguito a sollecitazioni di questo tipo".
Patrizia Calzolari fonte: uff stampa Regione Toscana Fonte:www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it
Grandi Rischi, decima udienza: assente Bertolaso Si è tenuta ieri 12 gennaio a l'Aquila, la decima udienza del processo alla Commissione Grandi Rischi. Il testimone più atteso, l'ex capo dipartimento Guido Bertolaso, non si è presentato perchè all'estero
Venerdi 13 Gennaio 2012
Assente giustificato Guido Bertolaso, che si trova all'estero e rientrerà a metà gennaio, alla decima udienza del processo contro i sette membri della Commissione Grandi Rischi, l'organo della presidenza del Consiglio accusato di aver fornito false rassicurazioni agli aquilani prima del terremoto del 2009. I 7 componenti della commissione sono accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo. L'ex Capo Dipartimento era il testimone più atteso per questa prima udienza del 2012, che ha visto come primo teste il Magnifico Rettore dell'Università' dell'Aquila Ferdinando Di Orio. "Di Orio - riporta una nota dell'Agi - ha parlato della sua iniziativa di far partecipare alla riunione della commissione Grandi Rischi, dopo la forte scossa del 30 marzo 2009, i due geologi e professori dell'Università' dell'Aquila, Antonio Moretti e Gianluca Ferrini, per avere il parere di due esperti del luogo e conoscitori all'interno della riunione". "La commissione pero' - ha riportato Di Orio- non ha ritenuto necessaria la presenza dei due professori. Io appresi dalla televisione l'esito della riunione e della comunicazione che le scosse fossero uno scarico graduale di energia e mi rimisi al parere di esperti di grande esperienza". E alla domanda del Pubblico Ministero se avesse disposto la chiusura dell'Università dopo la scossa del 30 marzo, Di Orio ha replicato: "Non erano stati chiusi nemmeno gli altri istituti scolastici e quindi neanch'io ho ritenuto opportuno farlo". "Il Signor Nicola Bianchi di Sora - ha rievocato il Rettore su domanda del pm Fabio Picuti - disse in un'intervista che il figlio era rimasto all'Aquila perché l'Università era rimasta aperta". "L'Università - ha spiegato ancora Di Orio -si può' chiudere solo su intervento del Prefetto o del senato accademico neanche del rettore. Ritenemmo che non ci fossero i termini".
Nel corso della testimonianza del rettore, alcun studenti hanno cercato di proiettare su un maxi schermo nelle vicinanze del palazzo di giustizia un'intervista che il 31 marzo 2009 il rettore rilasciò ad una emittente locale . Nell'intervista (circostanza che il rettore ha dichiarato di non ricordare), Di Orio avrebbe espresso pareri tranquillizzanti sullo sciame sismico allora in corso. L'intervista è stata acquisita e messa agli atti del processo. Nel crollo causato dal terremoto del del 6 aprile 2009 persero la vita 55 studenti iscritti.
Questa decima udienza è stata intensa e seguitissima: la presenza di tutti i testi e dei loro legali ha creato problemi di sovraffollamento in aula, cosa che ha dato anche adito a qualche protesta. Si è trattato di una giornata densa, caratterizzata da una lunga serie di testimonianze. I sette membri della commissione contro i quali sono rivolte le accuse sopra riportate, lo ricordiamo, sono: Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, gia' vicecapo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all'universita' di Genova, e Mauro Dolce direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.
Mannoia Nannini all'Aquila; ricostruzione scuole: i fondi? Le cantanti Fiorella Mannoia e Gianna Nannini hanno inaugurato il nuovo edificio universitario all'Aquila, per il quale il progetto "Amiche per l'Abruzzo" ha stanziato più di un milione di euro. Ma la ricostruzione delle scuole è ancora bloccata: 2 milioni di euro su 220 sono arrivati all'Aquila per le scuole.
Mercoledi 18 Gennaio 2012
Il venerdì appena passato ha visto le cantanti Fiorella Mannoia e Gianna Nannini partecipare all'inaugurazione, avvenuta a L'Aquila, del nuovo edificio dell'Università aquilana che ospiterà il Polo di Coppito e il Dipartimento di Informatica.
Il completamento di questo nuovo edificio, costato 4 milioni e 300 mila euro, è stato possibile anche grazie al contributo dell'associazione culturale Madraxa, fondata dalle artiste Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Gianna Nannini, Elisa e Giorgia, che ha donato all'Università degli Studi dell'Aquila circa 1 milione e 500 mila euro, derivanti dai proventi del progetto "Amiche per l'Abruzzo".
Il progetto "Amiche per l'Abruzzo" aveva raccolto anche 946 mila euro con i guadagni provenienti dalle vendite dei biglietti del concerto avvenuto a San Siro il 21 giugno 2009, dirottati invece sulla scuola elementare "De Amicis", i cui lavori, ha dichiarato il sindaco Massimo Cialente, sono in fase di aggiudicazione.
Le cantanti hanno poi ufficialmente commentato la speculazione che è avvenuta sulla ricostruzione all'Aquila, ricostruzione di cui si vedono veramente pochi tasselli realizzati concretamente se si pensa che il centro storico della città è praticamente disabitato, "il precedente governo ha speculato sul terremoto, e credo sia il caso che quello attuale venga in città a vederla così com'è, per rendersi conto della realtà" ha chiaramente affermato la Nannini, mentre la collega, Fiorella Mannoia, ha affermato che "l'Italia non è un Paese in crisi, ma solo corrotto. Dobbiamo sperare nei giovani, sono loro la nostra unica speranza".
Purtroppo il progetto "Amiche per l'Abruzzo" è stato uno dei pochi a vedere qualche risultato concretizzato, si ricordi il progetto legato al disco "Domani", realizzato dai maggiori cantanti italiani per contribuire alla raccolta dei fondi per la ricostruzione, che vede ancora bloccati i fondi all'interno di un conto corrente. In relazione al progetto della canzone "Domani" Gianna Nannini ha espresso la propria costernazione rivolgendosi direttamente alle autorità competenti che, a causa dell'estrema burocrazia, non hanno ancora sbloccato i fondi: "Mi chiedo cosa si stia aspettando per sbloccarli. Cosa ci fa il ministero?" ha detto la cantante.
Venerdì mattina poi, durante l'inaugurazione nella nuovissima aula magna, alcuni studenti hanno mostrato uno striscione con scritto "A.A.A. Lettere cerca casa" per protestare contro il fatto che la Facoltà di Lettere si trova ancora, a quasi tre anni dal terremoto, all'interno del nucleo industriale di Bazzano, quindi isolata rispetto alle altre. Il sindaco Cialente in quest'occasione ha ufficialmente promesso agli studenti che "entro l'anno la facoltà andrà all'ex ospedale San Salvatore".
Ma la Facoltà di Lettere non rappresenta l'unica istituzione scolastica senza una fissa dimora, guardando alle scuole statali la ricostruzione vede una forte assenza di concretezza. Nel capoluogo e nei comuni danneggiati dal sisma gli studenti di asili nido, scuole d'infanzia, scuole primarie, scuole secondarie di primo grado, un istituto professionale, un istituto tecnico, un convitto provinciale e il conservatorio, sono ancora costretti nei M.u.s.p., Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio, ossia delle strutture prefabbricate che sostituiscono temporaneamente le scuole danneggiate. Questi prefabbricati però presentano non pochi problemi: gli infissi si staccano, i tubi sono rotti, le fogne intasate, non vi sono laboratori o palestre e i servizi igienici sono pochi rispetto agli studenti ospitati. L'Assessore alle Politiche Sociali, Stefania Pezzopane, denuncia poi che "all'Aquila sono arrivati appena due milioni su 220 stanziati" e destinati alle scuole danneggiate dal terremoto.
Ci si chiede cosa ne sarà della ricostruzione all'Aquila, e se avverrà mai realmente o se i soldi ad essa destinati siano stati completamente sperperati e mangiati dalle speculazioni di chi avrebbe dovuto curarsene.
Ricostruzione post sisma, stop del Governo tecnico alla proroga dello stato di criticità
Romagnuolo: «Decisione paradossale quella del Governo nazionale»«Con gli ultimi provvedimenti il Governo tecnico ha deciso di bloccare la macchina della ricostruzione post terremoto in Molise invece di agevolare il completamento degli interventi necessari per il rientro di tutte le famiglie ancora senza una casa».
Così il Consigliere regionale di Progetto Molise e Delegato per la ricostruzione, Nicola Eugenio Romagnuolo, interviene in merito alla nota della Protezione Civile a firma del Capo Dipartimento, Franco Gabrielli.
Nel documento, trasmesso anche ad altre Regioni colpite da calamità naturali, si comunica l'impossibilità di prorogare di un altro anno lo stato di criticità nei rispettivi territori, ovvero il provvedimento che consente il funzionamento della Struttura commissariale e degli Uffici sisma dei singoli paesi. Lo stop è motivato, da quanto si è appreso, dalla mancata "bollinatura" degli atti da parte del Dipartimento per l'economia e le finanze, in sostanza da problemi procedurali che al momento non consentono di prorogare lo stato di criticità.
La Protezione Civile, pur condividendo l'opportunità della proroga, ha disposto di fermare le attività della Struttura commissariale e di chiudere le varie contabilità speciali in attesa di ulteriori sviluppi/provvedimenti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
«Si tratta di una decisione paradossale - dice Romagnuolo - arrivata proprio quando la Regione Molise, grazie agli sforzi e all'impegno del Presidente Michele Iorio ha ottenuto dal Governo il via libera all'utilizzo di ingenti risorse (Delibera Cipe) per completare la ricostruzione. In tal senso, e per evitare gravissimi disagi agli uffici comunali e regional,i e soprattutto per evitare ritardi nei lavori in corso nei paesi, il Presidente si è già attivato presso gli uffici centrali al fine di individuare una soluzione al problema».
Secondo il Delegato per la ricostruzione «ci troviamo di fronte ad un errore gravissimo commesso da un Governo tecnico che, da un lato, parla di rigore e di spese oculate e, dall'altro, di sviluppo; ma se davvero questo si vuole fare bisogna assicurare le risorse e le premialità alle regioni e non paralizzare le attività amministrative, in questo caso nelle aree colpite da calamità naturali come il Molise».
«E' il modo peggiore - conclude Romagnuolo - di operare per le nostre comunità in un momento di crisi e di incertezza. Paghiamo di più con le nuove tasse e non otteniamo nulla in cambio se non mille vincoli come nel caso della ricostruzione. Confidiamo nelle azioni del Presidente Iorio affinché nei prossimi giorni ci sia un ravvedimento rispetto a tale operato, anche per continuare a garantire i tecnici presso le strutture Coc, figure oggi ancora più indispensabili con la certezza delle risorse finanziarie».
*************************************************************************************************************** Nota Protezione Civile, il commento del Presidente Iorio
Iorio: «Provvedimento assurdo ed inconcepibile»Il Presidente della Regione, Michele Iorio, in merito alla nota della Protezione Civile nazionale con la quale non viene consentita la proroga dello stato di criticità post sisma nei Comuni della Provincia di Campobasso, prevedendo di conseguenza la chiusura della Struttura commissariale e delle contabilità speciali, ha dichiarato:
«Si tratta di un provvedimento assurdo e inconcepibile che disattende quanto necessario per completare la ricostruzione post sisma in un momento decisivo per le comunità e con la certezza delle risorse disponibili e autorizzate dalla Corte dei Conti.
La situazione gravissima che va a crearsi in base a quanto annunciato nella nota della Protezione Civile rende a questo punto indispensabile un nuovo provvedimento di emergenza. Nelle prossime ore chiederò un Tavolo tecnico con il Governo nazionale per individuare la soluzione più appropriata ed evitare di bloccare il lavoro che la Regione sta portando avanti da anni con impegno e sacrificio».