In riferimento all'articolo già pubblicato , pubblico il resto dell'intervista al Capo Dipartimento Franco Gabrielli. Scusate il ritardo.
"Si critica la Protezione civile ma ormai è diventata inutile" Il successore di Bertolaso, Franco Gabrielli: "Guido aveva capacità inarrivabili. Oggi però siamo imbrigliati in mille lacci. Un intervento immediato è impossibile"
Franco Gabrielli, Capo Dipartimento della protezione Civile
19 gennaio 2012, 09:53 di Gian Marco Chiocci
Roma - «Adesso basta». Con i cadaveri ancora a mollo, i dispersi nelle liste d’attesa e il carburante a tonnellate da risucchiare a terra, l’erede di Bertolaso tira fuori le palle e risponde a chi lo critica per la gestione dei soccorsi e inneggia a un ritorno di San Guido senza se, senza ma, senza Anemone e Balducci. «Alle 14 nel mio ufficio - è l’esordio di Franco Gabrielli, capo della protezione civile - non ne posso più delle accuse rivolte a una struttura un tempo eccezionale, super efficiente, e che oggi, così com’è, è bene che si sappia, non serve assolutamente a niente». A poche ore dalla nomina a commissario straordinario per la tragedia del Giglio, il Nuovo Salvatore della patria è carico a pallettoni. L’ideale per un’intervista. Si è risentito più per quel riferimento al suo predecessore o… (Gabrielli non ci fa nemmeno finire la domanda). «Posto che sono amico di Guido, persona onesta e perbene, che non mi è piaciuto il vergognoso linciaggio cui è stato sottoposto, che non aspiro a essere ricordato come il miglior capo della protezioni civile perché Bertolaso ha doti e capacità inarrivabili, vi dico che questa struttura, oggi come oggi, è inutile».
Prego? «La protezione civile interventista, tuttofare, con poteri straordinari per gestire le emergenze, non esiste più. Scordatevela. Anche a seguito delle note vicende è stata cancellata da una legge dello stato, la 10 del 2011, che l’ha imbrigliata in lacci e laccioli. Prima c’era la possibilità di intervento immediato con la garanzia politica di una copertura immediata. Adesso invece se non c’è prima il concerto del ministero dell’Economia e se non arriva il visto preventivo della Corte dei conti, la protezione civile non si muove».
Quindi? «Occorre rivedere le regole del gioco perché non posso giocare una partita ingiocabile. Togliete pure tutto ciò che non è core business, che ritenete debordante dalle nostre competenze, ma ridateci i poteri di prima, metteteci in grado di agire direttamente e senza condizionamenti per salvare vite umane. Ho ereditato un cavallo che prima correva veloce e giustamente tutti si aspettano di vederlo vincere facile anche oggi, ma quel cavallo di razza è stato azzoppato».
Cos’è che non ha funzionato nei soccorsi? (Sorride amaro). «Le dico solo che noi, alle 22.42, veniamo a sapere che c’era una nave in difficoltà al Giglio. Per un’ora e mezzo non riusciamo a sapere altro. Ci ha pensato un familiare di un turista a bordo a comunicarcelo via telefono! Solo a quel punto ci siamo attivati inviando un nostro team nella struttura operativa. Non sono potuto intervenire con la celerità di un tempo perché non avevo la certezza che un nostro intervento potesse essere coperto. Prima le ordinanze erano firmate in tempo reale, quel che faceva Bertolaso era legge. E i risultati sono sempre arrivati».
Parliamo delle liste fantasma. «Pur non essendo il “gestore” dei soccorsi, ho dato la copertura a cose che non ho fatto, come la certificazione delle liste». Ma questi elenchi quanti erano? Quanti sono? «In prefettura c’era un elenco con le persone da imbarcare. La lista con quelle effettivamente imbarcate è ancora dentro la nave».
Possibile? «Così mi dice il questore. La lista degli imbarcati, compilata a terra, è ancora nella Concordia. Evidentemente, ma è una supposizione, da bordo non hanno inviato i “definitivi” alla base». Qualcuno potrebbe essersi imbarcato all’ultimo momento? «Certo, come qualcuno alla fine può non essere più salito. Per dire, sappiamo di una cittadina ungherese che non risulta nelle liste ma che è stata reclamata dai familiari. Sarebbe entrata nella nave insieme a un membro dell’equipaggio. Non si trova».
Perché il «censimento» dopo la tragedia s’è rivelato incompleto? «Sono stati momenti drammatici, convulsi. Mi è stato riferito che al porto di Santo Stefano arrivava gente sotto choc, molti stranieri, tanti senza documenti. Numerosi passeggeri non risultavano nemmeno ai controlli in ospedali e alberghi. Poi grazie alla Costa Crociere si è fatto un po’ di chiarezza, ma i conti non tornavano lo stesso. Le persone rivendicate e non rintracciate erano 11, poi è spuntato quel gruppo di tedeschi che non risultava solo perché la lista che era stata inviata in Germania, veniva aggiornata lentamente. La differenza l’ha fatta la conta sulla rivendicazione dei dispersi e dei ricomparsi ad opera dei familiari».
Come si spiega allora quel caos sui numeri che scorrevano in tv? «A un certo punto, purtroppo, c’è stata la corsa a far bella figura davanti alle telecamere e in troppi si sono messi a dare numeri secondo le loro personali (parziali) valutazioni».
I rischi ambientali quali sono realmente? «La Costa ha collaborato bene interessata com’è a non passare alla storia anche per un disastro ecologico. Una società specializzata nel recupero di combustibile sta cercando il posto del “bunker” dove attaccare il manettone ed estrarre, dai 25 serbatoi, il carburante che essendo denso dovrà essere riscaldato con delle serpentine e trasportato nelle bettoline. Ci vorranno almeno quattro settimane per lo svuotamento, meteo permettendo».
Le ricerche dei dispersi quando si chiuderanno? «Sarà il comandante dei vigili del fuoco a deciderlo. Nella parte sommersa non si nutrono troppe speranze. Un’ipotesi residuale è che ci sia da qualche parte una bolla d’aria in una situazione asciutta. Penso ancora qualche giorno…»
Quali sono i numeri certi di questa tragedia? «Undici vittime, 5 da identificare, alcune forse da sottrarre ai 26 non rintracciati. Alla fine i morti saranno più di trenta».
L'Aquila, Bertolaso indagato per omicidio colposo plurimo L'ex Capo Dipartimento iscritto nel registro degli indagati in seguito alla pubblicazione dell'intercettazione telefonica tra lui e l'assessore Daniela Stati
Giovedi 26 Gennaio 2012 - Attualità -
Si apre un'inchiesta parallela a quella che ha portato al processo della Commissione Grandi Rischi per il terremoto che il 6 aprile del 2009 ha colpito L'Aquila: l'ex Capo del Dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica de L'Aquila con l'accusa di omicidio colposo plurimo.
Il via a questa vicenda è stato dato dalla diffusione dell'intercettazione di una telefonata intercorsa il 30 marzo 2009 - il giorno prima che si riunisse la Commissione Grandi Rischi, ora accusata di aver sottovalutato il pericolo e fornito false rassicurazioni che hanno causato la morte di 309 persone - tra Bertolaso e l'allora assessore regionale Daniela Stati: durante la telefonata, Bertolaso definì la convocazione degli esperti sismologi come "un'operazione mediatica", fatta per "tranquillizzare la gente". Alla diffusione dell'intercettazione è seguita la denuncia per omicidio colposo, presentata dall'avvocato Antonio Valentini, e l'iscrizione dell'ex Capo della Protezione Civile nel registro degli indagati.
"Ho la massima stima per la Commissione Grandi Rischi, hanno fatto il loro dovere. Io a L'Aquila ho fatto il mio dovere e anche di più" - ha replicato Guido Bertolaso, ospite domenica scorsa della trasmissione 'Ma anche no' su La7 - "In quella telefonata dicevo che bisognava fermare gli imbecilli che continuavano a prevedere scosse. Non si può prevedere. Io non avevo nessun obbligo di convocare quella riunione, l'ho fatto per il bene della città. Perché non fanno sentire le intercettazioni degli scienziati che mi dicevano di stare tranquillo? Io non ho mai detto che non sarebbero arrivate nuove scosse, non sono laureato in sismologia, avevo uno staff che mi dava indicazioni".
Che fine farà la Protezione Civile? La Protezione Civile "oggi come oggi è inutile" dice il Capo Dipartimento Gabrielli. L'intervento della stessa non è più nell'immediato, ma dipende dal via libero dello Stato in base ai finanziamenti che le si possono garantire a priori.
Mercoledi 25 Gennaio 2012
"La Protezione Civile interventista, tuttofare, con poteri straordinari per gestire le emergenze, non esiste più. Scordatevela" ha detto il Capo del Dipartimento di Protezione Civile Franco Gabrielli a "il Giornale".
La Protezione Civile infatti, con la legge 10 del 2011, si ritrova con le mani legate: non può più agire nell'immediato al presentarsi dell'emergenza, ma, prima di potersi muovere, deve sapere se il suo intervento sarà coperto economicamente dallo Stato e aspettare da esso un via libera. Questo è il guinzaglio burocratico imposto al sistema nazionale di Protezione Civile. La stessa ha sempre potuto agire nell'immediato delle calamità, delle emergenze, assicurando un intervento di volontari ben formati e preparati a gestire le situazioni e apportando un sistema di coordinamento delle operazioni in grado di organizzare la catena dei soccorsi. "Ridateci i poteri di prima, - sottolinea Gabrielli - metteteci in grado di agire direttamente e senza condizionamenti per salvare vite umane". Perché è di ciò che si tratta: salvare vite umane, e non solo. "Questa struttura, oggi come oggi, è inutile" afferma sempre Gabrielli. Nell'emergenza il fattore tempo è fondamentale. Si sa. Si sappia anche che il recente naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio ha visto l'assenza di un coordinamento immediato dei soccorsi, e la presenza di una piccola realtà locale di Protezione Civile al momento dell'emergenza. Ma dov'era la realtà nazionale? Una situazione del genere aveva bisogno di un'immediata attivazione della Protezione Civile: perché solo quella locale è intervenuta? Presto detto: la Protezione Civile nazionale ha dovuto aspettare il via libera. Durante il naufragio "non sono potuto intervenire con la celerità di un tempo - dice molto chiaramente Gabrielli - perché non avevo la certezza che un nostro intervento potesse essere coperto. Prima le ordinanze erano firmate in tempo reale". E "per fortuna che il territorio del Giglio è di un Comune che ha consapevolezza e strutture di Protezione Civile all'altezza - ha scritto Guido Bertolaso in una lettera dai toni infuocati al Corriere della Sera - Il sindaco ha potuto fare bene e subito". Ma se questa fortuna non fosse stata sufficiente? Se la tragedia fosse avvenuta in mare aperto e non a 100 metri dalla costa, dove la giurisdizione non sarebbe più spettata al sindaco dell'Isola, "non sarebbe stato possibile mettere in sinergia competenze e capacità che fanno capo a soggetti molto diversi tra loro", riporta fermamente Bertolaso, ex capo del Dipartimento di Protezione Civile. Questo "perché è stato «commissariato» il Dipartimento di Protezione Civile, perché si pensa - prosegue nella sua denuncia Bertolaso - che non sia indispensabile un effettivo coordinamento e nessuno ritiene più utile metterci la faccia.[...] Chi c'era al Giglio per decidere immediatamente integrando le competenze dei Vigili del Fuoco con quelle di altre strutture dello Stato? Nessuno".
Ecco, la tragedia del Giglio è un esempio di quello che mancherà nei soccorsi immediati per le emergenze e le calamità naturali se la Protezione Civile non potrà vedere sciolto qualche laccio: il coordinamento immediato. Non scordiamoci che in Italia, oltre ai disastri causati per mano umana, il rischio di disastri naturali è all'ordine del giorno, basti pensare alle alluvioni in Liguria e Toscana di ottobre 2011. Possiamo permetterci di avere un sistema di Protezione Civile assente al presentarsi dell'emergenza? "Se il problema è che con il Dipartimento di mezzo i vari comandanti, autorità di ogni ordine e grado vengono privati del loro quarto d'ora di celebrità, - conclude quasi sarcasticamente Bertolaso - allora che si trovi una soluzione che preveda all'inizio di ogni emergenza l'estrazione a sorte di un portavoce che cambia ogni tre giorni, per far posto a tutti". Ma che qualcuno che coordina ci sia.
Al Giglio sappiamo che dopo una settimana la Protezione Civile è stata ufficialmente chiamata ad agire attraverso la nomina di Franco Gabrielli come commissario straordinario dell'emergenza. Perché ci è voluta una settimana? Ma prima le vengono applicati dei freni, poi la si mette a capo delle operazioni: come la si vuole questa Protezione Civile? Qualcosa non torna. Che, effettivamente come dice Bertolaso, qualcuno debba passare sotto i riflettori mediatici nella fase acuta delle emergenze, a discapito di un intervento ben coordinato a tutela della popolazione, per poi lasciare spazio "secondariamente" alla Protezione Civile?
Forse è solo una domanda provocatoria, ma non è chiaro che fine farà la Protezione Civile e perché stia accadendo tutto ciò. Noi riteniamo che il Dipartimento di Protezione Civile abbia sempre offerto un servizio fondamentale alla popolazione anche perchè immediato e privo di lacci burocratici. Sia chiaro: nel totale rispetto della legge. E la celerità e la liberta di azione a tutela delle vite umane e dell'ambiente è cosa di non poco conto.
Sarah Murru/AM
Di seguito riporto anche dei commenti all'articolo.
Alberto Leonardi - Giovedi 26 Gennaio 2012 Mi dispiace smentirvi, ma nella tragedia del Giglio il coordinamento ha funzionato, il soggetto regista c'era ed ha ben diretto i soccorsi in generale. Questa è la dimostrazione che la Macchina denominata Protezione civile è solo una scatola vuota. Una invenzione tutta italiana per catturare voti. I volontari servono, ma devono avere funzioni logistiche e di supporto, non operative. La missione Arcobaleno docet, o ce ne siamo già dimenticati!! Lo Stato ed i suoi uomini possono essere una risposta....e nel caso di Nave Concordia,hanno risposto " presenti "!!
Ezio Sabatini - Giovedi 26 Gennaio 2012 Inutile dibattere! Quando si parla di Protezione Civile occorre sempre ascoltare quello che dice Giuseppe Zamberletti. L'anno scorso in un incontro pubblico a Lucca l'Onorevole fu chiaro. Storicamente la Protezione Civile vive il proprio perimetro ad assetto variabile nel tempo. Quando l'ambiente (a livello personale ci metto dentro anche l'opinione pubblica) percepisce come troppo invasiva questa realtà ci si opera per ridurne il campo di interesse e le capacità operative.
Invece si sbagliano, perche' la scelta di una Protezione Civile non come FUNZIONE ma come SISTEMA è frutto di una visione incredibilmente avanzata e profetica da parte del legislatore. In giro per il mondo termini come interforze, Joint, messa a sistema, fare rete etc etc sono parole d'ordine in tutti i settori sia del pubblico che del privato.
Rivoltiamo la frittata. Chiediamoci invece a chi giova che il Sistema si inceppi, non sia più tempestivo, flessibile, efficace, efficente come nel recente passato. Evitiamo quindi larghi passi indietro, perche' dall'alluvione di Firenze del 1966 di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta.
Massimo Lanfranco - Giovedi 26 Gennaio 2012 Vorrei approfittare del vostro articolo per alcune puntualizzazioni che ritengo importanti, non solo per il futuro della protezione civile in generale (intesa con organizzazione sinergica), ma anche per richiamare l'attenzione sui due interventi citati nell'articolo. Innanzi tutto bisogna ricordare che "protezione civile" non è il DPC. O meglio. Il DPC è parte della protezione civile ma, prima di lui dovrebbero intervenire, nell'ordine, comune - provincia - regione oppure sindaco - prefetto. Quindi la prima domanda: dov'erano provincia e regione visto che, chiaramente, la crisi non era affrontabile dal singolo comune del Giglio? Ed ecco il secondo problema della protezione civile in Italia: il COMANDO EFFETTIVO. Incertezza che tra l'altro poteva e doveva essere affrontato dall'ex capo della Protezione civile che, nella lettera inviata al Corriera della Sera, lamenta l'assenza di COORDINAMENTO. Gli stessi problemi si sono manifestati durante i recenti eventi alluvionali a la Spezia - Genova. Le proposte, su cui iniziare una seria discussione (vista anche la prossima "cancellazione" delle province), devono quindi affrontare i seguenti argomenti: 1. Dare finalmente un ruolo significativo alle regioni, superando il dualismo con i prefetti. 2. Creare un serio sistema di comando sul luogo di evento (il modello ICS - sistema di comando d'incidente rappresenta sicuramente un modello - vedi http://www.fema.gov/emergency/nims/IncidentCommandSystem.shtm). 3. Sciogliere il dualismo DPC - Ministero dell'Interno (sciogliere il DPC? trasferire i VVF alle regioni? Ritornare all'idea di Agenzia?).
@Vincenzo: I volontari non sono mai in discussione, ma non compete a loro né l'organizzazione né il comando. Che sono ciò che manca in Italia.
Vincenzo Festa - Giovedi 26 Gennaio 2012 Concordo pienamente con quanto espresso dal dr. Gabrielli. E meno male che qualcosa funziona nel mondo del volontariato. Verrebeb quasi da entrare in sciopero con mezzi ed uomini, ma come al solito, chi ha una coscienza civile e la volontà di aiutare gli altri, con la mano sul cuore e l'altra pure, interviene. Quali soluzioni? Un tariffario, per cui, in caso di ... E con questa gravità ... Il supporto economico è di ... Chiaro che questa mia è una provocazione. Assurdo dare il comando a distanza di una settimana. Occorre sapere bene che i "clleghi" volontari sono li per salvare vite. La velocità di intervento è essenziale. I primi dieci minuti sono vitali. Sempre. Intervenirre a distanza di tempo affievola le speranze di ritrovare vivi qualcuno. Altra provocazione: E se partissero denunce per chi impedisce alla Protezione Civile di intervenire per tempo? Fa bene, dunque, il dr. Gabrielli, a protestare. La vita umana, a noi volontari, ci è sacra, e nei nostri interventi vogliamo sarlvare il maggior numero di vite umane. Se ne perdiamo qualcuna, ci sentiamo sconfitti dentro, e sentirci sconfitti dentro per colpa della burocrazia, ci brucia ancora di più. Una vita è una vita. Vincenzo
Bertolaso a La7: "Le case crollate all'Aquila non sono state una mia responsabilità"
...Torna a parlare in tv Guido Bertolaso negli studi di Man di Alessandro Piroso su La7. Un Bertolaso a tutto campo in quel ruolo che lui stesso si vuole attribuire, il pensionato.
Piroso, ovviamente, non sottrae l'ospite dall'ascoltare insieme l'ultima intercettazione sulla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, solo una settimana prima del terribile terremoto aquilano. L'ex Capo della Protezione Civile non si sottrae al confronto e lancia immediatamente una stoccata a Istituzioni locali e costruttori: "Non era responsabilità mia costruire a norma quelle case che sono crollate con il terremoto dell'Aquila".
Poi continua a parlare: "Facilmente si cerca il capro espiatorio, io sono 10 anni che dico che lo sciame permette di rilasciare energia lentamente e scongiura la possibilità di eventi più disastrosi, ma prima dell'Aquila nessuno mi ha detto che sbagliavo. Io - aggiunge - all'Aquila, al processo alla commissione Grandi Rischi vado come testimone, certo mi aspetto un bel comitato di accoglienza dei comitati aquilani".
Poi prosegue: "Ho sbagliato a far convocare la commissione prima, non era un mio obbligo, ma l'ho fatto per calmare la gente, non potevamo mica continuare a far parlare personaggi che ogni giorno dicevano che ci sarebbe stata una forte scossa a Sulmona, poi a L'Aquila, poi a Pescara, non potevamo mica evacuare tutto l'Abruzzo per tre o quattro mesi!".
E poi conclude: "I terremoti non si possono prevedere, ma quello che avevo previsto è che tutta la popolarità che avevo mi ha portato dove sono adesso ed è questo il conto che pago. Io avevo chiesto di andare in pensione già a marzo del 2009, poi con il terremoto aquilano sono rimasto, oggi vorrei, però, fare solo il pensionato".
Intanto si apprende che la procura dell'Aquila ha deciso di acquisire agli atti del Processo la sua intercettazione con l'Assessore Daniela Stati. Gli aquilani aspettano Bertolaso per un ritorno molto amaro in città l'8 febbraio giorno nel quale dovrà testimoniare nell'aula del Tribunale di Bazzano.
Cnsas, assicurare i volontari Recuperati 250mila euro Accolto l'emendamento dell'On. Quartiani: i 7500 volontari del Soccorso Alpino e Speleologico saranno dotati dell'assicurazione necessaria per operare
Venerdi 20 Gennaio 2012
È stato accolto l'emendamento dell'On. Erminio Quartiani, Presidente onorario del Gruppo Amici della Montagna del Parlamento Italiano, in favore del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del CAI: grazie a ciò saranno recuperati 250mila euro per far fronte al pagamento dell'assicurazione dei volontari del Soccorso Alpino e Speleologico, che svolgono un servizio universale previsto dalla legge, che i tagli delle manovre dell'estate scorsa stanno compromettendo a discapito della sicurezza in montagna.
Già l'altro ieri, la Commissione Attività Produttive della Camera aveva scritto nel parere sul decreto "proroghe termini" la necessità di risolvere il problema del reperimento delle risorse per dotare i 7500 soccorritori volontari dell'assicurazione necessaria per operare; cosa impossibile da fare dopo i tagli (di oltre il 70%) delle ultime manovre. È positivo - si legge in una nota dell'On. Quartiani - che durante l'incontro avvenuto martedì 17 gennaio tra l'On. e il Ministro del Turismo Gnudi, quest'ultimo si sia impegnato a ripristinare i fondi che la Presidenza del Consiglio negli anni scorsi ha sempre garantito al CAI e al CNSAS per l'esercizio dei loro compiti istituzionali.
"Il Soccorso Alpino è una risorsa del Paese" - ha dichiarato Quartiani - "Senza assicurazione questi uomini non potrebbero uscire. Ma in quel caso, siccome il loro intervento è previsto dalla legge, si configurerebbe un'omissione di soccorso".
Telefonata Bertolaso-Stati: la rabbia della Pezzopane E' stato reso noto nei giorni scorsi il contenuto della telefonata intercorsa fra l'ex Capo Dipartimento Guido Bertolaso e l'allora neo assessore regionale alla protezione civile dell'Abruzzo Daniela Stati. L'indignazione dell'Assessore Stefania Pezzopane
Domenica 22 Gennaio 2012
E' tutto chiaramente ascoltabile nella registrazione dell'intercettazione telefonica (pubblicata sul sito di Repubblica), il contenuto della telefonata intercorsa fra l'ex Capo Dipartimento Guido Bertolaso e l'allora neo assessore regionale alla protezione civile dell'Abruzzo Daniela Stati.
Il 30 marzo 2009 Bertolaso telefona alla Stati per informarla che per il giorno dopo aveva organizzato una riunione della Commissione Grandi Rischi e le dice di mettersi d'accordo al riguardo con il suo vice Bernardo De Bernardinis, (ora imputato nel processo) per "fare una riunione domani all'Aquila su questa vicenda dello sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni eccetera". Bertolaso poi prosegue bacchettando la Stati per un comunicato stampa diffuso dalla Regione che rassicurava gli aquilani spaventati dopo la scossa di magnitudo 4 del 30 marzo "Devi dire ai tuoi di non fare comunicati dove non sono previste altre scosse di terremoto, non si dicono mai queste cose quando si parla di terremoti ... neanche sotto tortura... perché se tra due ore c'è una scossa di terremoto, che cosa dicono i tuoi? Il terremoto è un terreno minato, bisogna essere prudentissimi". "Io non vengo - prosegue Bertolaso riferendosi alla riunione - ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura, decidete voi a me non frega niente, di modo che è più un'operazione mediatica, hai capito?". "Loro che sono i massimi esperti di terremoto diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male, hai capito?". "Ora parla con De Bernardinis, decidete dove fare questa riunione domani poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione che non è perché siamo spaventati e preoccupati ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente e invece che parlare io e te facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia".
Come noto, i partecipanti a quel vertice del 31 marzo della commissione Grandi Rischi, organo consultivo della Presidenza del Consiglio, sono finiti sotto processo a l'Aquila con l'accusa di aver fornito false rassicurazioni, in merito al terremoto che il successivo 6 aprile 2009 causò la morte di 309 persone. Nel verbale (firmato postumo) della riunione del 31 marzo, Enzo Boschi (ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia INGV) dichiara che "non è possibile fare previsioni","la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore", "improbabile il rischio a breve di una forte scossa come quella del 1703", mentre Franco Barberi (presidente vicario della Commissione Grandi rischi) afferma : "non c'è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse a bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento" e Gian Michele Calvi (direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e) sostiene che "le registrazioni delle scosse sono caratterizzate da forti picchi di accelerazione, ma con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri, e perciò difficilmente in grado di produrre danni alle strutture".
Dopo la diffusione dei contenuti dell'intercettazione, Stefania Pezzopane, assessore al Comune dell'Aquila è incredula e indignata: ''L'ex capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, e l'assessore regionale alla Protezione civile dell'epoca, Daniela Stati, ovvero quelli che avrebbero dovuto informarci e proteggerci hanno invece camuffato la verità, occultando le nostre preoccupazioni per svolgere consapevolmente il ruolo di complici di una tragedia annunciata. Gente per la quale non era importante ciò che stava accadendo all'Aquila, quanto piuttosto far sembrare che era tutto sotto il loro controllo. Bugie, speculazioni e bieco cinismo sulla pelle degli aquilani''.
''Un pericolo iniziato da mesi e scaturito poi nella tragedia del 6 aprile, ridotto ad una mera operazione mediatica - ripete sconcertata la Pezzopane - Ma ci rendiamo conto? Sembra quasi che la sottovalutazione iniziale fosse congeniale ad un disegno diabolico di promozione della grandeur del Governo del fare. D'altronde, balza agli occhi la presenza dell'ing. Calvi, insieme membro tranquillizzatore della Commissione Grandi Rischi e promotore dello strapagato progetto CASE''. ''Vorrei sapere - continua l'Assessore - se al processo, quando si degnerà di comparire, Bertolaso avrà il coraggio di ripeterlo in faccia agli aquilani che la Commissione Grandi Rischi doveva solo tranquillizzare la gente, vale a dire mentire. Un'operazione di facciata costata la vita a 309 nostri concittadini''. Per la Pezzopane è ''un vero scandalo che una Commissione scientifica costituita da scienziati di fama internazionale, si sia prestata a certi giochetti, ben sapendo che la realtà era un'altra''. La Pezzopane inoltre, ricordando che il Comune dell'Aquila si è costituito parte civile nel processo contro la Grandi Rischi, si auspica che, specie alla luce di queste intercettazioni, Istituzioni e Governo facciano la stessa cosa, per dimostrare "il totale distacco da certi modi di fare ed una solidarietà sincera nei confronti delle vittime del terremoto dell'Aquila''.
Dopo questa telefonata, la magistratura indagherà su Guido Bertolaso, che il prossimo 8 febbraio è chiamato a comparire come teste nell'ambito del processo alla Commissione Grandi Rischi.
Il dpcm del 20 gennaio 2012 dichiara lo stato di emergenza nel territorio dell’Isola del Giglio dove è avvenuto l’incidente della nave Costa Concordia e l’opcm n. 3998 del 20 gennaio 2012 nomina il Capo Dipartimento della Protezione Civile Commissario Delegato. I provvedimenti sono in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Compiti del Commissario Delegato. Tra i suoi compiti, coordinare gli interventi per il superamento dell’emergenza, controllare l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica da parte dell’armatore, con il potere di sostituirsi al soggetto responsabile in caso di inadempienza, e verificare che la rimozione del relitto avvenga in sicurezza. A supporto delle attività del Commissario Delegato, è istituito un Comitato con funzioni consultive con il Sindaco del comune dell’Isola del Giglio, il Prefetto di Grosseto, e rappresentanti della Regione Toscana, dei Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e trasporti. Il Commissario si avvale, inoltre, di un Comitato tecnico – scientifico con esperti nei settori della tutela ambientale e del recupero navi appartenenti a diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della Protezione Civile.....CONTINUA..... Per continuare la lettura dell'articolo cliccare sul link sottostante http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_dossier.wp?contentId=DOS30319
Gabrielli: “Protezione civile ormai inutile” 19 gennaio 2012
ROMA. Franco Gabrielli, il successore di Guido Bertolaso al Dipartimento della Protezione civile, risponde con un’intervista a Il Giornale alle critiche sulla gestione dei soccorsi dopo il naufragio della Costa Concordia davanti all’isola del Giglio. “Non ne posso più -sbotta Gabrielli- delle accuse rivolte a una struttura un tempo eccezionale, super efficiente, e che oggi, così com’è, è bene che si sappia, non serve assolutamente a niente”. “Sono amico di Bertolaso -sottolinea Gabrielli nell’intervista- persona onesta e perbene. Non aspiro a essere ricordato come il miglior capo della Protezione civile, perché Bertolaso ha doti e capacità inarrivabili” ma “vi dico che questa struttura, oggi come oggi, è inutile”.
Poi rincara la dose: “la protezione civile interventista, tuttofare, con poteri straordinari per gestire le emergenze non esiste più. Scordatevela. Anche a seguito delle note vicende, è stata cancellata da una legge dello stato, la 10 del 2011, che l’ha imbrigliata in lacci e lacciuoli. Prima -aggiunge Gabrielli- c’era la possibilità di intervento immediato con la garanzia politica di una copertura immediata. Adesso, invece, se non c’è prima il concerto del ministero dell’Economia e se non arriva il visto preventivo della Corte dei conti, la Protezione civile non si muove”. (Fonte TMNews)
SMS bufala: "fuorvianti e pericolosi" Arriva dalla regione Toscana un invito alla cautela quando si ricevono sms che esortano a recarsi a donare sangue urgentemente: si rischia di intasare inutilmente i centri trasfusionali per emergenze che non esistono
Giovedi 19 Gennaio 2012
Una volta erano le 'catene': ti arrivava una lettera per posta in cui ti veniva chiesto di inviare una busta con soldi o francobolli a un certo numero di indirizzi riportati in calce, i quali avrebbero a loro volta fatto lo stesso con te, e tu di lì a poco tu avresti certamente ricevuto una grossa somma. Oppure le 'catene' erano di carattere pseudo-religioso, e puntavano dritto dritto alla paura o alla superstizione: in nome di qualche santo ti intimavano a a reinviare la missiva entro qualche giorno a un certo numero di persone, diversamente ti sarebbero successe chissà quali disgrazie.
Ora ne sorridiamo, nell'era di internet, degli smart phones, degli ipad, ecc, ma non ne siamo indenni, anzi, più siamo tecnologici e interattivi e più questa spazzatura ci sommerge. Non sempre le catene, o certi appelli accorati, sono nati con scopi truffaldini o burleschi, anzi, in alcuni casi è certo che siano effettivamente stati d'aiuto, ma il problema poi è che non si sa come farle smettere.
Ecco perché a distanza di 10 anni ancora girano sms come quello del "bimbo di 17 mesi necessita sangue gruppo B positivo per leucemia fulminante. Fai girare sms è urgente. Mi fido di te, inviala a tutti i tuoi numeri, è importantissimo. Nel testo compaiono anche un nome e un numero di cellulare". La segnalazione giunge dal Centro Regionale Sangue della regione Toscana, che fa sapere che "al numero in questione non risponde nessuno, il bambino citato nel messaggio è ormai grande, è stato trapiantato dieci anni fa, non ha mai avuto bisogno di sangue e sta bene. E che - spiega Simona Carli direttore del Centro Regionale Sangue - di sangue B positivo ne abbiamo addirittura in eccedenza".
La regione Toscana quindi ha emesso una nota in cui si invitano i cittadini a non rilanciare questi messaggi: "Sono scorretti, fuorvianti e pericolosi - dice l'assessore alla Sanità della regione Toscana Daniela Scaramuccia - e chiediamo ai cittadini che li ricevono di non rilanciarli. Il rischio è che in questo modo le persone affluiscano ai centri trasfusionali in maniera disordinata, creando solo confusione. Chi vuole fare un gesto di solidarietà, vada pure a donare, ma non in seguito a sollecitazioni di questo tipo".
Patrizia Calzolari fonte: uff stampa Regione Toscana Fonte:www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it